
C’è una linea invisibile che unisce la Mitteleuropa al cuore del Friuli, una distanza che da Budapest si accorcia d’incanto non appena si varcano le porte di Spilimbergo. Ma dimenticate per un attimo le guide turistiche, la pur straordinaria storia dei suoi palazzi affrescati o la celebre scuola dei mosaicisti che potrete scovare in qualsiasi ricerca online. Se volete respirare l’anima autentica e vibrante di questo borgo del Nord Est, c’è solo un momento possibile: il sabato mattina.
La magia comincia presto, verso le sette, quando la luce dell’alba è ancora radente. È a quell’ora che il silenzio del borgo viene dolcemente interrotto dal rito delle bancarelle che prendono posto, fedeli a una geografia sedimentata negli anni. C’è il fruttivendolo che espone le verdure della stagione sul banco; ci sono i furgoni dei floricoltori che scaricano piante di ogni varietà, poco più in là, i pescivendoli dispongono il pescato fresco sul ghiaccio tritato, mentre i banchi dei formaggi e dei salumi espongono le eccellenze del territorio.
Nel frattempo, le caffetterie del centro storico intonano la loro colonna sonora preferita: il tintinnio delle tazzine che preparano caffè e cappuccini. Chi mi conosce sa quanto io ami i mercati cittadini, ma questo ha qualcosa di magnetico, una grazia antica che lo rende il mio preferito in assoluto.
Camminando tra le vie, mi piace rubare lo sguardo dei numerosi turisti d’oltralpe che frequentano il borgo. Mi immedesimo in loro, nel loro stupore puro davanti a tanta densità di bellezza, e sorrido pensando a cosa provino quando l’aria si riempie del profumo irresistibile del pollo allo spiedo che si diffonde tra i vicoli. È l’Italia vera, quella che conquista i sensi prima del cuore. Un magnetismo che prosegue nelle vetrine delle storiche botteghe del centro, capaci di catalizzare gli sguardi complici delle donne con un fascino d’altri tempi.
Poi, l’orologio della torre batte le undici. A Spilimbergo questo non è un orario qualunque: è il momento sacro dell’aperitivo. Rinunciarvi sarebbe un sacrilegio culinario. Ci si siede nei locali storici, all’ombra dei portici, e si ordina un calice di bollicine.
